Lo scorso 21 marzo si è svolta la XXXI Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Sappiamo che sono tante le cause e gli eventi a cui vengono dedicati i giorni dell’anno, questa però è una di quelle che segnano uno spartiacque. Non a caso forse è stato scelto il 21 marzo, primo giorno di primavera, quasi a tracciare una linea di confine netta fra consapevolezza e ignoranza, fra memoria e oblio, fra responsabilità e incoscienza, fra cittadinanza attiva e inerzia civica. Ricordare chi è morto per la causa della giustizia secondo noi è più che un dovere morale, è qualcosa che attiene all’equilibrio psichico. Per chi fa il nostro mestiere esiste una gruppalità sotterranea, quella che scegliamo per strutturare il nostro setting, in studio come in qualsiasi altro ambiente di lavoro. Ecco, per noi quel terzo è un gruppo di persone che hanno testimoniato il Bene, spesso a costo della loro vita. Sono giganti dell’impegno civile, che stimiamo ogni giorno dell’anno, che ricordiamo con gratitudine, che ci danno la forza di credere senza sosta nel nostro impegno professionale.

