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Il deserto delle emozioni

Il deserto delle emozioni

Il malessere di questi ultimi anni ha messo in luce o “ombra” dipende dal punto di vista, quello che è il dolore della nostra società e dei ragazzi in generale; i vecchi valori le vecchie certezze e i vecchi bisogni, non è un’affermazione ideologica, hanno fallito. Il mito dell’efficienza delle più svariate “aziende” è naufragato: l’azienda scuola, l’azienda famiglia, l’azienda Italia hanno dimostrato solo il riflesso di mille azioni e finti sogni che non hanno trovato concretezza. 

Fino ad oggi tutto si è concentrato nella finta sicurezza dell’agire sistematico, tutto si è limitato ad un narcisismo individualistico e autistico. 

La produttività senza affinità con il reale ma solo legata alle leggi di mercato, ha preso il potere sull’anima collettiva e di conseguenza su quella individuale; si è parte della società non per la verità della propria individualità ma per il ruolo che si occupa nel sistema economico, “si è” solo se si svolge un ruolo di efficienza, solo se si recita la parte della persona produttiva.  

Non è un’esagerazione pensare che il riconoscimento di sé stessi non avviene più nello sguardo dei propri sentimenti interiori ma nella passività delle immagini della società e dei suoi strumenti più mediatici, non c’è più il coraggio di una verità interiore ma piuttosto una ricerca di un riconoscimento esterno.  

Non è un’esagerazione pensare che in questo deserto di emozioni nasce l’esigenza di trovare vita e senso in atti estremi come ad esempio ultimamente accade nelle risse tra adolescenti, i quali proprio nella disperata ricerca di un’identità o di un vero istinto vitale arrivano addirittura a filmarle e divulgarle. Questa non vuole essere la solita visione puramente disfattista e negativa dall’alto della generazione adulta ma un desiderio enorme che i ragazzi prendano coscienza del loro incanto vitale e sappiano guardarsi e parlare a sè stessi, accettando la bellezza e la fatica eroica delle loro quotidianità. 

Sicuramente in questi ultimi giorni non si può certo dire che i ragazzi abbiano esempi di maturità o adultità nella gestione delle emozioni, piuttosto si presentano o si presenta loro un “adulto” al tramonto degli anni, alla disperata ricerca di ritrovare la sua supremazia di uomo o la sua giovanile vitalità in una vita che pulsi ancora nei moti eroici e affascinanti della guerra. 

Lo spiegava bene Hegel quando affermava che a differenza dell’animale l’uomo non uccide per mangiare, ma per ottenere dal vinto il riconoscimento della sua superiorità. 

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