Alcune riflessioni iniziali sulla mostra al museo MAN di Nuoro intitolata “Futurama, Nostalgia di futuro”
Quest’articolo nasce da una riflessione condivisa dopo una visita alla mostra intitolata “Futurama, nostalgia di futuro” che si tiene al museo MAN di Nuoro fino al prossimo 15 novembre. Il percorso apre ad uno sguardo psicologico alle utopie del Novecento di cui siamo tutti orfani, ma anche rispetto alle quali siamo forse tutti liberi. Questa è la prima contraddizione che porta da subito ad una logica diversa, non un aut-aut, non passato o futuro, non era meglio prima o era peggio, ma un pensiero fluttuante e accogliente di tutte le contraddizioni che abitano uno stato d’animo che è un ossimoro. Prima di continuare la lettura provate a pensare se questo stato d’animo almeno qualche volta vi viene a trovare nel vostro quotidiano. Provate a pensare cosa succede quando il futuro non rappresenta più una promessa di miglioramento e di progresso, ma genera ansia e paura.
Le corde psicologiche ed emotive che abbiamo sentito vibrare attraversando le sale della mostra, fra utopie artistiche, visive e psicologiche
Quando siamo entrati nelle sale del MAN di Nuoro sono queste le corde che abbiamo sentito vibrare, e abbiamo immaginato che così potesse essere anche per i nostri pazienti e per i nostri studenti. Anche loro hanno la memoria collettiva di un passato glorioso, fatto di utopie visive, artistiche, culturali che spesso sentono ma di cui faticano a coglierne l’eredità, a goderne e a sentirne il piacere. Questa incongruenza clinica è appunto la nostalgia di qualcosa che non è mai successo, di un’attesa senza tempo che ha formato e forma le nostre menti.
L’invito della mostra è a riflettere sulle visioni collettive del domani, a interrogarsi sui propri desideri e sui propri processi creativi
La mostra racconta questo attraverso l’ottimismo tecnologico degli anni ’60 e ’70, sono immagini e oggetti che destano tenerezza a guardarli oggi, quasi fossero stati un meccanismo di difesa contro il vuoto del presente. C’era tanto in cui credere però, e questo sicuramente aveva come effetto di contenere le persone; si credeva che si sarebbe riusciti a conquistare lo spazio. “C‘erano materiali sperimentali, forme inedite, ambienti immersivi, città ideali, robot, paesaggi interplanetari e mondi artificiali… divennero gli strumenti attraverso cui edificare una società libera dai limiti della natura, della fatica e persino del tempo. Il futuro non era soltanto un tema: era un progetto culturale”. Questo futuro oggi è carico di contraddizioni; il futuro continua a intrigarci, inevitabilmente, ma fa anche paura. Oggi se ne riconoscono le potenzialità, ma anche quelle distruttive. L’invito della mostra è a una riflessione “su come le società costruiscono le proprie visioni del domani e su quale ruolo possono ancora avere la creatività, il desiderio e la capacità di progettare ciò che non esiste. Perché ogni epoca racconta il futuro a modo suo. E il modo in cui lo immaginiamo dice molto di ciò che siamo.”
La trilogia espositiva Sensorama, Diorama, Futurama come percorso ideale fra i principali passaggi della psiche
La mostra Futurama è non a caso la conclusione di una trilogia iniziata con l’esposizione Sensorama, dedicata ai sensi e alle percezioni e proseguita con Diorama, incentrata invece sul legame fra umano e non-umano. Un percorso ideale quindi che ripercorre i passaggi della psiche: l’alba dell’Io, la relazione oggettuale e l’incontro con l’altro ed infine la proiezione e la rappresentazione di sé nel futuro. Siamo usciti dalla mostra chiedendoci cosa sia rimasto di quella speranza e di quella fiducia non solo nelle vite individuali ma anche nella vita collettiva.
La mostra interroga sulla grande domanda esistenziale con cui curare gli stati d’angoscia… e noi rispondiamo desiderando di nuovo
La mostra interroga su questo, ed è un grande tema, una grande domanda esistenziale con cui curare gli stati d’angoscia: fidarsi o non fidarsi, credere o isolarsi, sperare o arrendersi? La nostra risposta è scontata e ci piacerebbe arrivasse a chi legge, è la risposta che ci ha lasciato Futurama: la promessa di felicità non si trova in un ritorno ad un passato idealizzato e neanche nella fuga in un futuro illusorio, proponiamo invece di stare nelle sale della nostra mente, stiamo nel presente, ascoltiamo in questo momento ciò che stiamo provando, desideriamo di nuovo.

