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Mare dentro, approcci terapeutici per calmare le tempeste interiori

Afrodite

Alcune teorizzazioni psicoanalitiche sulla simbologia del mare

In una caterva di luoghi comuni che d’estate hanno il potere di viaggiare alla velocità della luce, spicca spesso quello che vede il mare come simbolo di benessere, creatività, bellezza, serate magiche etc. etc. Ma cosa c’è di vero in tutto questo? Partiamo come spesso facciamo da Freud, cercando però di andare oltre e di non commettere, noi per primi, l’errore di galleggiare a peso morto in uno stagno di pseudo sicurezze. Il padre della psicoanalisi utilizzò la metafora acquatica per spiegare come l’obiettivo della terapia sia quello di limitare e far scorrere in modo contenuto la nostra energia pulsionale. La metafora marina freudiana, perciò, restituisce soprattutto una visione pericolosa di ciò che può accadere in mare, sicuramente se ne coglie l’energia creativa ma anche l’importanza di contenerla e arginarla. E poi l’arcinota teorizzazione di Jung, secondo cui il mare simboleggia assolutamente l’inconscio collettivo; immergersi nelle acque marine richiama il calarsi nel proprio profondo, concedendosi la splendida avventura di conoscersi pienamente ma, anche per Jung c’è un ma, occorre stare attenti quando ci si immerge dentro di sé, ricordarsi che si dovrà sempre e comunque tornare in superficie.

James Hillman e il testo sulla Dea del mare, Afrodite: la proposta di un’idea terapeutica inclusiva, in cui ricerca del bello e giustizia e verità possano e debbano stare insieme e far star bene

Stiamo parlando di una sorta di bivio intimo, la scelta della vita: rischiare tutte le inevitabili emozioni che si provano a guardarsi dentro per raggiungere la propria bellezza unica, oppure rinunciare al viaggio, accontentarsi della terraferma che non spaventa, ma che ha poco da regalare. James Hillman è stato uno psicoanalista straordinario che ha tematizzato l’eterna lotta tra le tentazioni della Bellezza e la sicurezza della Giustizia. Lo ha fatto in particolare con un testo di grande suggestione: La giustizia di Afrodite. Lo citiamo testualmente: “Venere è in primo luogo portatrice di tentazioni che trasgrediscono l’ordine etico e prescindono dalla giustizia”. Hillman ricorre alla Dea del Mare e ad uno dei miti greci più evocativi, per spiegare come dividere e separare la Bellezza dal Bene e dalla Verità sia una trappola mortale. Così facendo Afrodite diventa una fuorilegge, l’etica sta dentro la legalità e l’estetica nella devianza. Non pare possibile che si possa essere attraenti ma anche giusti, belli ma anche buoni, desideranti ma anche veri. Non pare possibile credere che ascoltando i propri sensi si possa anche conoscere, capire, sapere. L’abbandono dei nostri miti, dice Hillman, per una logica razionalistica fredda ed escludente separa mortalmente la Psicologia dalla Bellezza, ci allontana dalla salute e dalla cura di noi stessi. Quella che lui propone, a partire dal mito della Dea che nasce dal mare, è una nuova visione del mondo. Continuiamo con le sue parole: “Secondo la Teogonia di Esiodo, la sua narrazione sull’inizio delle cose, le prime a salutare Afrodite sono state le Horae: le Ore, figlie di Themis, la ‘legge di natura’, i cui nomi erano Eirene, ‘pace’, Dike, ‘giustizia’, Eunomia, ‘giusto ordine’ o ‘buon governo’. Quando la Dea emerge nuda dalla schiuma, loro le mettono una corona sul capo, e orecchini e intricati fiori di rame e oro intorno al collo e sui seni – è descritto nel secondo inno onirico ad Afrodite”.  “Queste Horae, le Ore, come appunto il loro nome è stato tradotto, sono le naturali scansioni del tempo che procede attraverso il giorno e la notte, il ciclo delle stagioni e le attività che le seguono: le migrazioni degli uccelli, gli accoppiamenti tempestivi fra le creature e così via. E dunque la bellezza della dea è anche l’espressione del dispiegarsi del giusto senso nella giusta ora, nel giusto momento. Rivela, in uno stesso e unico istante, l’appropriatezza, la giusta collocazione, il piacere dell’ordine. Questa combinazione di bellezza e giustizia nel momento mitico dell’arrivo di Afrodite richiede una totale revisione della nostra visione del mondo”.

L’immagine del mare interiore come specchio di quello reale, e come possibilità di ricercare la propria unicità e il proprio diritto ad esistere pienamente e felicemente

Le parole di James Hillman, ricche di immagini e stimoli poetici, rendono benissimo la potenza del tema. Noi possiamo soltanto aggiungere, molto più prosaicamente, che per poter trovare il mare fuori è necessario prima imparare a cercare il proprio mare dentro.