Una riflessione sulle possibilità emotive e trasformative legate al tempo estivo e alle vacanze
Il significato profondo della vacanza
La parola vacanza ha un’etimologia davvero rivelatrice poiché viene dal participio presente vacans del verbo vacare. È interessante che il significato sia controverso, ovvero essere vuoto oppure essere libero, che non vogliono di certo dire la stessa cosa, ma esprimono molto bene l’eterogeneità degli stati mentali associati a questo non fare niente. Non è così scontato infatti riuscire a trascorrere un tempo che non sia pieno di cose, finalmente separato dalle scadenze delle giornate di lavoro, un tempo fisico e psicologico da trascorre con sé stesse/i. Per quanto molte persone portino questo bisogno come urgente anche nella domanda di psicoterapia o nella richiesta di consulenza psicologica, è molto soggettivo il reale desiderio di farne un’occasione per curarsi.
Il confronto fra tempo libero e tempo di lavoro o studio
Il tempo scandito dagli impegni di lavoro e studio è infatti a suo modo rassicurante, contiene, rispetto alla paura di perdersi ascoltandosi. E purtroppo questo agire come esseri prestazionali, recidendo la parte più profonda e viva di sé, quella esistenziale, è un male che fa star male. Le sintomatologie più diffuse sono il segno visibile di questo circuito; i disturbi d’ansia, le somatizzazioni, alcune forme depressive. Sono sofferenze psichiche associate al senso di vuoto che si può avvertire in un periodo dell’anno più lento, ma possono anche essere l’occasione per interrogarsi e motivarsi a cercare un reale benessere.
L’importanza di un confronto autentico con sé stessi e di un dialogo aperto nella relazione di cura
Pascal diceva che “ogni male degli uomini viene soprattutto dal fatto di non saper stare a riposo in una stanza” e invece la cura di sé è proprio un invito a sostare in una stanza. Psicologo e psicoterapeuta aiutano a stare con le domande che fanno paura, con i ricordi che tormentano; quella che si instaura è una relazione curante-curato che ripara, rimette a posto i pezzi, permette di ritrovare pace con sé stesse/i. Allora ci si può permettere di vacare, sentendosi liberi e non vuoti, ammirare e godere delle cose più semplici: la bellezza di un tramonto come la frenesia di una metropoli, il rumore del mare come il suono delle campane. Ci si riscopre esseri esistenziali, viventi, umani.
I possibili significati del ritmo lento dell’estate e dell’esposizione dei corpi
Quella lentezza che è nel ritmo naturale delle cose può riappropriarsi di noi muovendoci al contatto vivo con la nostra natura più intima. Il corpo è molto più visibile ed esposto, portando inevitabilmente a sentire o meno una relazione sana con una parte del nostro essere. Corpi abbronzati, corpi magri o grassi, giovani e che invecchiano, corpi naturali o ritoccati, espongono e rappresentano le scelte di vita; scegliamo chi essere anche per come decidiamo di abitare il nostro fisico.
I cambiamenti della sfera emotiva nei viaggi e nella scoperta di posti nuovi
Cambiano inevitabilmente anche i luoghi, moltiplicandosi le occasioni brevi o lunghe che siano di mettersi in viaggio. Un po’ come in un lento percorso emotivo si scoprono destinazioni nuove, così come nuovo è inevitabilmente il ritorno nei propri paesi d’origine. Tutto ciò sollecita la sfera emotiva e le difese che le persone utilizzano come base per affrontare la quotidianità. Anche qui mettersi al centro vuol dire utilizzare quel tempo lento per trasformare, cogliere un’occasione importante per capire tanto del proprio funzionamento, domandarsi se si è felici, se si sente di star guardando orizzonti di senso nella propria vita. Questioni d’estate ma anche d’età, perché a prescindere dagli anni che si hanno è il desiderio ciò che ci muove; da adolescenti e da giovani tutto è da costruire e sperimentare, da adulti tutto è sempre da tenere vivo e negoziare con la propria esistenza.
L’estate come occasione preziosa di ascolto di sé
È un tempo lento di incontri possibili ma anche di separazioni, da chi si frequenta di solito, ma anche dal proprio curante. Per mille ragioni è un tempo che evoca libertà, ma che chiaramente ha sempre dei limiti; perché tornerà l’autunno, si torna a casa dai viaggi, si torna a scuola. Se in questo passaggio non si perde l’occasione preziosa di ascoltarsi, parlarsi, lasciare spazio all’incontro con l’altro si può certamente diventare migliori, più autentici, più se stesse/i.

